Il dono più grande della Pandemia

L’opportunità di fermarsi a pensare è stata sicuramente la cosa più grande donata dalla pandemia del Covid19, che ci ha permesso di capire le contraddizioni del mondo e del modo di vivere, spingendoci ad analizzare le vecchie abitudini e a riprometterci di intraprendere, in molti casi, nuove strade.

Certo il cambiamento è stato ed è sconvolgente e il momento attuale così traumatizzante ci riporta a ricordi nostalgici di baci e abbracci una volta scontati che non possono trovare, attualmente, appagamento ma solo distanziamento, a scapito delle relazioni e dei rapporti sociali.

Inizialmente in mezzo a tanta sciagura, che ora sembra non finire, il pensiero di noi tutti è andato subito alle persone care lontano da noi, e all’incertezza degli avvenimenti si è unita l’angoscia della lontananza. Una delle preoccupazioni veniva dai genitori: come fare per sentirli vicino a noi ed aiutarli? A me sono venute in soccorso tempestivamente le parole, al telefono, di mio papà novantenne, Nicola Condoluci: “Non ti fermare, mi raccomando, fai lavoretti in casa, in giardino, scrivi, leggi, ti consiglio anche il Vangelo, che fa sempre bene, progetta. Ma non fermarti. Solo così eviterai di buttarti giù. L’indifferenza spirituale e la pigrizia, in questo particolare momento, portano dritto alla depressione. ”.

Ed io che riflettevo su come aiutarlo!

Lui mi ha suggerito, con parole semplici e dirette, di seguire un’autodisciplina che mi avrebbe permesso di continuare a vivere e a pensare, resistere e difendermi dalle informazioni massacranti dei media, da cambiamenti repentini, sconvolgenti, non sempre comprensibili, per continuare ad essere me stessa, pur in un’evoluzione mondiale impossibile da contrastare totalmente. Mi ha insegnato, così, che bisogna proteggersi dalla pandemia e non solo.

Mi ha insegnato, ancora una volta, che per uscire da situazioni complicate serve rimboccarsi le maniche, da soli e con gli altri, perché il patimento che stiamo vivendo va superato.

Ma il Covid non è l’unico allarme dell’Umanità, spesso fomentata e strumentalizzata, oggi pronta ad esplodere tra paure, risentimenti, avversione, insofferenza, ignoranza. Altri problemi nel mondo continuano a crescere e, in particolare, quello ambientale si è cronicizzato, nell’indifferenza dei più.

Chi ha sempre avuto a cuore la situazione ambientale ha modo di sentirsi deluso e rabbioso per l’accidia della politica mondiale sull’Ambiente, salvo rare eccezioni, e sulla questione climatica; il problema, infatti, non è della scienza ma della politica, convinta che in qualche modo la catastrofe ambientale, già in atto, potrà essere evitata o arrestata.

Così non è più.

Già nel 1992, 1700 scienziati, firmarono a Rio il primo allarme sull’ inquinamento della Terra, chiedevano di ridurre le emissioni di gas che alterano il clima, di bloccare la deforestazione e di porre la dovuta attenzione alla biodiversità.

Non furono ascoltati.

Oggi gli scienziati affermano che è troppo tardi per pensare di risolvere il problema dell’Inquinamento e che possiamo solo applicare la Resilienza, con urgenza, per attutire i danni già fatti.

L’equilibrio tra la natura, l’uomo e gli altri animali è seriamente compromesso, il sovra sfruttamento della terra è stato ampiamente realizzato, i processi vitali sono stati danneggiati gravemente, c’è solo da salvare il salvabile cambiando subito abitudini e modi di vivere.

Mi sono chiesta e mi chiedo (ingenuamente?) se coloro che continuano ad anteporre il profitto alla salute delle persone e dell’ambiente si rendano conto di andare velocemente verso l’eutanasia e di rubare la vita anche ai loro figli. Fino a quando pensano di potersi comprare anche l’acqua pulita, l’aria che respirano, i vegetali non inquinati? Fino a quando i fiumi, i laghi, i mari e gli oceani reggeranno l’enorme quantità di plastiche che li invadono con sempre più quantità ed irruenza con conseguenze irreversibili per il loro ecosistema?

E allora?

Quale futuro immaginabile possiamo costruire?

Certamente, ora, non ci è possibile più progettare il Futuro con gli occhi di ieri. Siamo comunque in un momento di transizione alla ricerca di un nuovo Umanesimo,

stiamo ancora muovendoci a tentoni, due passi indietro e due avanti, presi dal mondo passato con accorata nostalgia ma anche consapevoli che molte situazioni non possono essere proiettate nel futuro: la corruzione, il razzismo, lo sfruttamento…non è possibile continuare come se niente fosse. E allora rimbocchiamoci veramente le maniche e lavoriamo sì, lavoriamo sodo, tutti assieme con generosità e altruismo, per la reale costruzione del bene comune. Solo in questo modo anche l’emergenza pandemica potrà essere risolta e superata.

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Caterina Condoluci

Caterina Condoluci vive da oltre trent’anni nel Veneto, dove ha esercitato per lungo tempo la professione di docente di italiano e storia. Appassionata d’arte e di letteratura, attualmente si dedica alla scrittura come testimonianza di vita.

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